VUOTO
“Il grande nulla materialmente, il tutto possibilmente” è una frase, affermazione e pilastro della dottrina di Ramtha.
Frase a me molto cara perché il Vuoto mi affascina in quanto detentore di ogni possibilità.
Poi ci sono momenti di vuoto creativo e momenti di vuoto infecondo.
Ascolto dai miei coachee che arriva quel momento in cui si ha finito di lavorare, di occuparsi degli altri, di fare le proprie cose… si torna a casa e si entra in quello spazio vuoto che stringe il petto e la gola, come spire di un serpente che avvolgono e stringono in modo tenace, così una spirale di cicli e ricicli, modelli obsoleti stridono, urtano, graffiano l’anima che chiede aiuto per ricalibrarsi e bilanciarsi.
Osservo intorno a me persone che si devono ricordare di svegliarsi alla vita ogni giorno, persone che utilizzano schemi periodici, regolari, monotoni, che portano inevitabilmente agli stessi risultati, risultati di allegrezza effimera definiti da momenti di apici di felicità e seguiti inevitabilmente da scivoloni nell’orrido con un tonfo nel precipizio. E la luce negli occhi è opaca, vitrea, morta.
Ne segue la domanda: Cosa vuoi dalla tua vita? E qui potremmo disquisire per ore.
Noto anche persone che prendono dalla vita di tutti i giorni per creare e ricreare stimoli, incentivi, senso affinché altre persone possano evolversi, progredire e migliorare. Avvaletevi della vicinanza di queste persone, cambiano gli eventi, sono delle vere e proprie magie, hanno negli occhi quell’effervescenza di vivifica assonanza ed armonia.
