AVVICINAMENTO

Trovo un piacevole gusto a sminuzzare, frantumare, far implodere una parola e nel medesimo istante che la reducto come un anatema, collimare infinite opzioni e metafore, con la fantasia che immagina lo scenario e con la mente analitica che formula domande.

Le scarpe che indosso si chiamano di “avvicinamento”

Avvicinamento a Chi? Perché? Come? Cosa? Dove? Quando?

E me la godo e me la rido, già solo a pronunciare la parola “scarpa di avvicinamento” ad un percorso impervio, inagibile, impraticabile, lontano dagli asfalti, lastricati e sanpietrini. Percorro un sentiero misto di terra, foglie, ruscelli, rupi, costoni, ghiaioni, roccia, ferrate, ponti tibetani sospesi nel vuoto e pareti da scalare apparentemente lisce come un biliardo. Perché così ho deciso. A volte il terreno ha il sapore del muschio bianco e l’umidità fresca della notte, a volte il campo ha l’eterea bellezza del grano dorato e la caducità delle ali di una farfalla colorata, a volte la zona ha l’altezza dell’infinito incompleto e l’attaccamento di una giovane radice alla roccia. Un po’ come la vita, meravigliosa vita di avvicinamento.

E sì tutto mi riporta all’avvicinamento, in questo ambiente ameno che mi sta accogliendo e nutrendo mi faccio vicino vicino a quel percorso misto di sentieri, svolte, azimut, isoipse, spazio e curvatura 9.2