COMPARSA

Nel teatro della vita, dove sono al centro del palcoscenico illuminata da un fascio di luce bianca, eroe di me stessa e del mio viaggio, assisto all’entrata e all’uscita di scena di personaggi ed attori, artisti e musicisti, commedianti e santoni, prime donne e leader, ballerini e spettatori, poeti e minchioni, comparse e scomparse. Un brulicante cicalìo di maestri d’arte che ciclicamente si interscambiano e dialogano tra loro e con me nei miei atti e dei miei fatti per rappresentare, svolgere e risolvere un periodo di crescita e per fluire o stanziare negli avvenimenti di questo tempo.

Una nota particolare la dedico alla figura che all’inizio mi causa provocazione e che alla fine mi intriga maggiormente perché non fa parte del mio entourage ma lavora dall’esterno, riscuote il suo elevato cachet e si licenzia… la chiamo affettuosamente la “comparsa” che fa la scomparsa, ovvero quella figura che interferisce indirettamente con me ma direttamente con la mia gente, intromettendosi con forzatura per ritornare all’inesistenzialismo che le conferisco, ma che magistralmente scioglie un nodo gordiano con un unico taglio netto.

Fantastica figura, valorosa mercenaria, filante meteora.

Io assisto, accolgo ed aspetto il decorso della faccenda con spassosa dedica, centrata sulla briosità dell’accaduto e lepida nell’anticipare l’evento.